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Vi presentiamo gli SPORTS che i disabili possono praticare
praticamente TUTTI !!!!!
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Torball
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Il torball prevede l'impiego di un pallone sferico al cui interno sono presenti dei campanelli, per poter essere percepito dai giocatori. Il campo di gioco, diviso in due metà da tre cordicelle tese dotate di campanellini, è lungo 16 metri e largo 7 metri. La porta ha la stessa larghezza del campo e un'altezza di 1,20 metri.
I giocatori (che possono essere non vedenti assoluti o ipovedenti) sono dotati di una benda oculare che impedisce completamente la vista ed hanno per punto di riferimento un tappetino che consente l'orientamento.
Lo scopo è tirare con le mani una palla verso la porta avversaria per segnare i "goal" facendola passare sotto le cordicelle che dividono il campo. Se il pallone tocca le cordicelle è fallo e chi ha tirato deve uscire per un'azione per scontare la penalità; ogni tre falli si assegna un rigore agli avversari.
La partita dura 10 minuti ed è divisa in due tempi. Ovviamente ne esce vincitrice la squadra che totalizza il maggior numero di reti. IL TORBALL UNO SPORT CHE AFFASCINA I NORMO VEDENTI
I ciechi e gli ipovedenti praticano
sia sports assai popolari come il ciclismo, l'atletica sia delle discipline
specifiche. Eccovene una, il Torball.
(Crédit photos : LPHI/Arc-en-Ciel).
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| Il torball (pronunciare torbàl), è esclusivamentent riservato ai portatori
di handicap visivo. Impostato in Germania nel 1955 , è stato introdotto
in Francia e in Italia nel 1970 e organizzato in competizioni
internazionali dopo il 1988. Non figura nel programma dei giochi paraolimpici
; è il goal-ball, versione americana un pò differente, che per l'appunto
vi figura. |
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Il torball è un sport praticabile dalle donne e
dagli uomini. E' giocato tra
due squadre di tre giocatori(due ali e un centravanti) ; l'obiettivo è
segnare il più grande numero di reti nel corso dei due "tempi"
di cinque minuti ciascuno di durata effettiva.
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L'area di gioco misura 16m. di lunghezza per 7m.
di larghezza; le reti si estendono per tutta quanta la larghezza di
ogni fondocampo, e sono alte 1,30m. Le corde collegate con campanelli
stanno a 40cm. da terra e rintoccano al passaggio del pallone ; queste
non devono essere toccate dai giocatori che si dispongono in ginocchio
nell'area di gioco: la presenza di un tappeto entro le due metàcampo
permette loro una individuazione tattile assai precisa. La palla, simile
al pallone della pallavolo, contiene un sonaglio; Campanelli e
sonaglio sono le indicazioni sonore della progressione della
palla.
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Il principio del gioco consiste nel superare
l'avversario in velocità per segnare una rete; in difesa, i giocatori
hanno la possibilità di arrestare la palla allungandosi a terra con
un tuffo laterale. Massima concentrazione e massimo silenzio sono
necessari affinchè l'udito dei giocatori non si distacchi un attimo
dalla sonorità della palla. Il gioco è rapido e i tuffi per
arrestarla sovente sono spettacolari. Per praticare il torball bisogna
essere pronti, svelti e resistenti e avere il senso del gioco.
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Sport di squadra è il torball. Tutti i giocatori devono
abbandonare le loro posizioni di isolamento per muoversi su uno stesso spazio,
e in cooperazione continua e costante. Il torball permette lo sviluppo delle
facoltà percettive e cognitive: rappresentazione dello spazio prossimo,
ascolto, tatto...I giocatori esperti riescono ad elaborare delle tattiche
offensive o a riprendere la loro posizione difensiva dopo aver incassato una
rete.
Il torball non può essere praticato in competizioni
ufficiali da giocatori che hanno una acutezza visiva superiore a 1/10 e
gli ammessi sono divisi in tre categorie in funzione del loro visus.
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Basket in carrozzina
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BASKET IN CARROZZINA
CARATTERISTICHE GENERALI La
Pallacanestro in carrozzina è uno sport aperto a donne e uomini con
disabilità. Giocano 2 squadre di 5 giocatori ciascuna. Il tempo di
gioco è diviso in quattro frazioni di 10 minuti ciascuna. Al termine
della prima frazione si osserva una pausa di un minuto, dopo la seconda
frazione l’intervallo dura 15 minuti. Lo scopo di ciascuna squadra è
quello di segnare nel canestro avversario e di impedire alla squadra
avversaria di impossessarsi della palla o realizzare punti. Vince,
naturalmente, la squadra che ha totalizzato più punti. Ogni
squadra ha 24 secondi per completare il tentativo di fare canestro. Se
la squadra che ha la palla supera tale periodo, la palla e il diritto
di giocare viene concesso alla squadra avversaria. I giocatori
vengono classificati con un punteggio a seconda delle loro abilità
funzionali nei tiri, i passaggi, le spinte con i palleggi. Le
classificazioni sono 8: 1.0 punti (le disabilità più gravi), 1.5, 2.0,
2.5, 3.0, 3.5, 4.0 e 4.5. Pur se in ambito internazionale il punteggio
massimo degli atleti presenti in campo, per ogni squadra, non può
superare 14, in Italia il limite massimo è 14.5. Sempre in Italia, è possibile schierare in campo, tra gli altri, un giocatore normodotato, classificato come punto 5. Il
campo di gioco è costituito da una superficie rettangolare, piana,
dura, libera da ostacoli avente le dimensioni di m. 28 in lunghezza e
di m. 15 in larghezza. Tutte le linee devono essere tracciate nello
stesso colore (preferibilmente bianco), di cm. 5 i in larghezza e
perfettamente visibili. La carrozzina viene considerata come parte
integrante del giocatore. Possono essere aggiunti alla carrozzina uno o
due dispositivi anti-ribaltamento che utilizzino non più di due
rotelline (castors) posizionate nella parte posteriore della carrozzina. La carrozzina deve avere tre o quattro ruote - ad es. due grandi posteriori e una o due rotelline anteriori. Il
basket in carrozzina è disciplina paralimpica e quindi parte integrante
dell’IPC (International Paralympic Commettee) ed è governato dall'IWBF
(International Wheelchair Basketball Federation). CENNI STORICI Il
Basket in carrozzina nacque in USA nel 1945/1946, subito dopo la fine
della II Guerra Mondiale. Lo praticavano i veterani di guerra per
riabilitarsi. Contemporaneamente si sviluppò in Inghilterra con valenza
analoga. Il debutto di questa disciplina sulla scena paralimpica
avvenne ai Giochi di Roma 1960. Oggi è tra gli sport per disabili Attrezzature – La carrozzina da basket
La carrozzina, leggera e scattante. La carrozzina per il basket viene costruita su misura del giocatore. Si tratta di una carrozzina ad almeno quattro ruote, dotata di varie regolazioni (la pedana, lo schienale e le ruote posteriori) in modo da permettere all'atleta di ricercare il giusto baricentro sulla carrozzina.
FAQ
Le regole del basket in carrozzina sono differenti da quelle del basket normale? Assolutamente no; le regole riproducono in tutto e per tutto quelle di una partita di pallacanestro per normodotati.
Quali sono le infrazioni comunque previste per chi gioca il basket in carrozzina? Il giocatore non può sollevarsi dal sedile della carrozzina (viene considerato un fallo tecnico), avanzare con la palla senza palleggiare dopo due spinte, sollevare da terra contemporaneamente le due ruote posteriori con la palla in mano.
Qual è l'obiettivo della Commissione Tecnica istituita per valutare l'attitudine di un atleta prima che possa iniziare ufficialmente l'attività?
Si tratta di una valutazione espressa sul campo da parte di una Commissione costituita da un medico e da un tecnico. In base alle capacità funzionali residue, ad ogni giocatore viene così assegnato un punteggio che va da 0,5 a 4,5. Al fine di garantire il massimo equilibrio tra le squadre in campo, durante le partite la somma dei valori di ogni quintetto non deve superare i 14,5 punti.
Esiste un campionato femminile di basket in carrozzina ?
In Italia no, ma le donne possono giocare in squadre maschili che, a loro volta, non hanno alcuna preclusione sul sesso dei giocatori.
Come si diventa allenatore di basket in carrozzina?
Gli allenatori Fip (Federazione italiana pallacanestro), possono acquisire l'abilitazione ad allenare squadre di basket in carrozzina seguendo i corsi organizzati dal CIP.
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Scherma in carrozzina
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SCHERMA
Il 2006 non sarà solo l'anno delle Olimpiadi; pochi mesi dopo i Giochi, infatti, Torino ospiterà anche le competizioni iridate di scherma: i Campionati Mondiali per normodotati e i Campionati Europei per disabili. Un'occasione unica, quindi, per conoscere meglio quest'antica ed affascinante disciplina.
La scherma è lo degli sport che nella versione per disabili forse ha acquisito più spettacolarità e tasso tecnico. Come in altri casi (ad es. il basket), a detta di grandi campioni si presenta molto più difficile della scherma tradizionale, viste le sue modalità. La scherma è praticata da atleti in carrozzina, che viene fissata ad una pedana metallica; quindi, a differenza dei normodotati, gli schermidori disabili non si muovono avanti e indietro, ma sfruttano tutte le potenzialità della schiena e delle braccia. Ecco perché questo sport si rivela una disciplina utile per migliorare la coordinazione degli arti superiori e del tronco, la prontezza e la precisione dei movimenti.
Le specialità della scherma per disabili sono tre, le stesse dei normodotati: il fioretto, la spada (praticate sia dagli uomini che dalle donne) e la sciabola (solo maschile). Il fioretto è l'arma più adatta per imparare le azioni fondamentali, può colpire solo di punta ed ha come bersaglio valido tutto il tronco, braccia escluse. Nella spada, invece, si può colpire in tutto il corpo, ma solo di punta. La sciabola, infine, è l'arma più dinamica e veloce, dato che può colpire con tutta la lama (quindi di punta e di taglio), anche se solo la parte superiore del corpo.
Attrezzature
L'attrezzatura della scherma per disabili consiste in 3 specialità: fioretto, spada e sciabola.
Il fioretto e la spada sono specialità praticate sia dagli uomini che dalle donne. La sciabola è praticata solo dagli uomini. Il fioretto è l'arma più adatta per imparare le azioni fondamentali; piò colpire solo di punta ed ha come bersaglio il tronco, braccia escluse.
Nella spada si può colpire in utto il corpo ma solo di punta.
La sciabola è l'arma più dinamica e veloce dato che puòcolpire con tutta la lama, anche se solo la parte superiore del corpo.
Oltre all'attrezzatura sopra descritta è necessario che l'atleta indossi il giubbetto elettrico, pantaloni e maschera.
La carrozzina deve essere completamente isolata ed avere un'altezza massima di cm. 53 dal sedile a terra.
FAQ
Può un disabile praticare lo sport della scherma?
La scherma è lo sport che nella versione per disabili ha acquisito più spettacolarità e tasso tecnico; si presenta più difficile della scherma tradizionale. La scherma è praticata da atleti in carrozzina che viene fissata ad una pedana metallica, ed a differenza degli schermidori normodotati, gli schermidori disabili non si muovono avanti e indietro, ma sfruttano la potenzialità della schiena e delle braccia.
Che vantaggi può avere un disabile che pratica questo sport?
E’ uno sport che è molto utile per migliorare la coordinazione degli arti superiori e del tronco, la prontezza e la precisione dei movimenti.
Le specialità della scherma dei normodotati sono uguali a quelle per i disabili?
Si sono: il fioretto, la spada, la sciabola. Il fioretto e la spada sono praticate sia dagli uomini che dalle donne, la sciabola solo dagli uomini. Il fioretto è l’arma più adatta per imparare le azioni fondamentali, si può colpire solo di punta ed ha come bersaglio valido tutto il tronco, escluse le braccia; con la spada si può colpire in tutto il corpo solo di punta; con la sciabola, arma più dinamica e veloce, si può colpire con tutta la lama, punta e taglio, anche solo la parte superiore del corpo.
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Curling in carrozzina
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Curling in carrozzina
Il curling in carrozzina, noto anche come curling su sedia a rotelle o con il termine inglese wheelchair curling, è uno sport di squadra simile alle bocce ma giocato sul ghiaccio con delle pesanti pietre di granito levigato. È la variante del curling riservata alle persone con disabilità agli arti inferiori.
Due squadre di quattro giocatori, seduti su carrozzine, fanno scivolare otto pietre o stones, pesanti circa 20 kg e dotate di manico, con il duplice obiettivo di piazzare le proprie il più vicino possibile al centro del bersaglio (house o casa) colorato sulla pista, e di allontare il più possibile quelle avversarie.
La differenza più evidente nel meccanismo di gioco, rispetto al curling convenzionale, è l'assenza della fase di sweeping, ossia lo spazzolamento del ghiaccio per favorire lo scivolamento della pietra dopo il lancio. Per il resto la superficie di gioco, le pietre e le regole sono le stesse, con alcuni adattamenti legati al fatto che i giocatori si spostano su sedie a rotelle.
Regole specifiche
Nelle competizioni internazionali di curling in carrozzina vale il regolamento della World Curling Federation (WCF), il massimo organo internazionale della disciplina, integrato da alcune regole specifiche:
- Una partita consiste generalmente in sei tempi (end), anziché dieci, con eventuale extra end in caso di parità.
- Ogni giocatore deve rilasciare la pietra (stone) prima della hog line.
- Non è ammesso lo sweeping.
- Ogni giocatore deve lanciare la pietra da una carrozzina ferma, posizionata in modo che la pietra venga tirata dalla linea centrale (centre line).
- Le squadre devono essere miste. Ogni squadra deve avere sul ghiaccio quattro giocatori che rappresentino entrambi i sessi. Se vengono iscritti cinque giocatori, possono essere utilizzati alternativamente a discrezione del capitano (skip) o dell'allenatore, purché sia sempre rispettata la regola dei quattro giocatori e dei due sessi. Come eccezione, può essere ammessa una squadra composta da giocatori tutti dello stesso sesso, purché la motivazione sia ritenuta valida dal giudice capo.
- Il lancio della pietra può essere fatto con il braccio e la mano, oppure utilizzando un manico estensore.
- Il curling in carrozzina è riservato alle persone che non possono camminare o che riescono a farlo solo per brevissime distanze, e che hanno abitualmente bisogno di una sedia a rotelle per spostarsi. Il grado minimo di disabilità è determinato da appositi classificatori sportivi autorizzati.
Attrezzatura
Dato che i giocatori sono seduti sulle carrozzine, non è necessario che indossino le scarpe con suole differenziate che devono invece essere usate dai giocatori che camminano sul ghiaccio.
Non servono le staffe (hacks) usate per darsi la spinta durante il lancio, che avviene da fermo; per maggior stabilità, un compagno di squadra può tenere ferma la carrozzina durante il lancio della stone. Il manico estensore per lanciare la pietra è teoricamente ammesso anche nel curling per normodotati, ma raramente usato.
Le scope (brooms) non sono necessarie perché lo sweeping è vietato, ma vengono comunque usate dallo skip e dal vice skip per dare indicazioni ai compagni di squadra sui tiri da effettuare.
Storia
L'attività agonistica internazionale è organizzata dalla World Curling Federation (WCF). I primi campionati mondiali di curling in carrozzina si svolsero nel 2002 a Sursee in Svizzera. Vennero ripetuti nel 2004 nella stessa sede, poi nel 2005 vennero disputati in Scozia. Il curling in carrozzina è stato inserito nel programma dei Giochi Paralimpici a partire dal IX Giochi Paralimpici invernali di Torino 2006. Per evitare la concomitanza con le Paralimpiadi, nel 2006 non sono stati organizzati i campionati mondiali. Dal 2007 in poi la World Curling Federation intende organizzare i mondiali a cadenza annuale, tranne negli anni in cui si disputa il torneo paralimpico.
In Italia l'attività agonistica è organizzata dal Dipartimento Sport Invernali del Comitato Italiano Paralimpico (CIP). Il primo campionato italiano sperimentale, con la partecipazione di 5 squadre, si è svolto nella stagione 2005/2006. Era articolato in due giornate, ospitate a Pinerolo (16 e il 17 dicembre 2005) e a Cembra (20, 21 e 22 gennaio 2006). La classifica finale è stata vinta dalla DISVAL Disabili Valdostani di Aosta.
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Tennis in carrozzina
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Tennis su sedia a rotelle
Il tennis su sedia a rotelle è uno sport simile al tennis, adattato per i disabili.
Regolamento
Le regole del tennis a sedia a rotelle sono le stesse del tennis tradizionale, tranne che il giocatore può colpire la palla anche dopo il secondo rimbalzo. Esistono anche il singolo e il doppio. Ovviamente per essere un vero giocatore di tennis su sedia a rotelle bisogna avere un parziale, o totale, handicap relativo agli arti. Se l’handicap è tale da non permettere al giocatore di praticare il tennis agonistico, ha comunque il diritto di praticare il tennis agonistico su sedia a rotelle . La palla e le racchette. Nel Tennis su sedia a rotelle la palla può rimbalzare due volte prima di essere rimandata nell’altro campo: il primo rimbalzo deve essere giocato dentro il campo rosso, e il secondo può rimbalzare anche fuori dal campo di gioco.
La sedia a rotelle è considerata parte integrante del corpo, perciò si perde il punto se la palla:
- La palla tocca qualunque cosa indossi ad eccezione della racchetta da tennis.
- Il giocatore utilizza volontariamente una parte dei piedi o delle gambe come freni o come stabilizzatori ( si ha un fallo).
- Se si alza mentre colpisce la palla.
Se un giocatore con un handicap gioca con uno sano, quest’ultimo dovrà colpire la palla con un massimo di un rimbalzo, invece quello con l’handicap potrà rispondere la palla anche con due rimbalzi.
Il campo non ha nessuna variazione di lunghezza e di superficie.
La sedia a rotelle La sedia a rotelle è lievemente differente dalle altre, per dimensioni, assetto delle ruote, materiali e anche per la maneggevolezza.
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Atletica
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ATLETICA
L'atletica è universalmente riconosciuta come la disciplina regina di qualunque edizione dei Giochi Olimpici e la stessa importanza viene riconosciuta nelle Paralimpiadi, dove è uno degli sport più popolari. Fu inclusa nel programma di competizione dei primi Giochi Paralimpici, nel 1960 a Roma e ancora oggi conta sulla partecipazione del più grande numero di atleti e presenta il maggior numero di gare. Le discipline praticate dai disabili in questo contesto sono moltissime, le stesse dei normodotati a parte alcune eccezioni, come il salto con l'asta, il salto triplo, la corsa ad ostacoli ed il lancio del martello. Persone con molti tipi di disabilità possono fare atletica: paraplegici, amputati, soggetti con esiti di poliomielite o paralisi e altre incapacità fisiche, non vedenti e ipovedenti, disabili intellettivi. Generalmente gli atleti competono in carrozzina (da questo punto di vista la tecnologia ha messo a disposizione i materiali più all'avanguardia) o utilizzando protesi alle gambe o alle braccia, mentre chi ha problemi di visione si avvale dell'aiuto di una guida, che fisicamente e tecnicamente deve essere dello stesso livello.
Attrezzature - La carrozzina da corsa
Realizzata in materiali molto leggeri e studiata su misura per l’atleta che la utilizzerà, la carrozzina da corsa deve essere priva di ingranaggi o leve meccaniche, e va spinta esclusivamente in modo manuale.
L’altezza massima misurata dal terreno al corpo principale del sedile dev’essere di 50 centimetri e nessuna parte della struttura può estendersi al di fuori del mozzo della ruota anteriore ed essere più larga della distanza misurata all’interno dei mozzi delle due ruote posteriori..
È dotata di almeno due ruote grandi e una piccola. Il diametro massimo della ruota grande compreso il pneumatico gonfio non deve eccedere i 70 centimetri, mentre il diametro della ruota più piccola è al massimo di 50 centimetri.
Le ruote grandi possono avere un solo mancorrente, semplice e circolare.
Costa da 4mila euro in su.
FAQ
Quali discipline dell'atletica leggera praticano gli atleti con disabilità?
Le gare di corse e lanci includono: 100m, 200m, 400m, 800m, 1500m, 5000m, 10000m, staffette, 4x100m e 4x400m, lancio del peso, del disco, del giavellotto, il salto in lungo, il pentathlon e la maratona. Fanno eccezione le seguenti gare: salto con l'asta, salto triplo, corsa ad ostacoli, lancio del martello. Le gare sono aperte a tutti i gruppi di disabilità.
Come può una persona in carrozzina gareggiare alla maratona o correre i cento metri?
Le classifiche sono differenti a seconda della disabilità. Perciò una persona paraplegica o tetraplegica gareggerà con chi ha la sua stessa disabilità, utilizzando una particolare carrozzina sportiva, personalizzata sulla base delle sue esigenze.
Chi ha "inventato" l'atletica per disabili?
Le corse in carrozzina ebbero inizio nel 1952 all’ospedale di Stoke Mandeville ed erano riservate ai reduci della seconda guerra mondiale. Per molti anni, i 60 metri di strada che separavano l’ospedale dal rifugio dell’elicottero divennero la distanza standard per le competizioni in carrozzina. L’atletica divenne sport paralimpico a Roma nel 1960.
Quali tipologie di disabilità consentono di praticare l'atletica?
Per gareggiare i paraplegici, gli amputati, i soggetti con esiti di poliomielite o paralisi e altre incapacità fisiche, i non vedenti e ipovedenti, i disabili intellettivi. Generalmente gli atleti competono in carrozzina (da questo punto di vista la tecnologia ha messo a disposizione i materiali più all'avanguardia) o utilizzando protesi alle gambe o alle braccia, mentre chi ha problemi di visione si avvale dell'aiuto di una guida, che fisicamente e tecnicamente deve essere dello stesso livello.
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Judo
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JUDO
Il judo è uno degli sport più diffusi tra i disabili in Italia, dove è praticato da persone non vedenti e da disabili mentali.
Le origini di questa disciplina si perdono nella notte dei tempi e il termine significa "via della cedevolezza", dal giapponese ju = cedevole, gentile, ragionevole, efficace e do = cammino, via (intesi in senso spirituale).
Si tratta quindi di una vera filosofia di vita, che esalta la capacità di dominare le circostanze senza opporvisi, arrivando a sconfiggere un avversario cedendo apparentemente al suo assalto per neutralizzarlo con movimenti per lo più circolari e rivolgere quindi contro di lui la sua stessa forza.
Ma la grande diffusione del judo dipende anche dai suoi elevati contenuti formativi, che educano al confronto leale e al rispetto dell'avversario.
Il judo per disabili ha le stesse regole di quello per normodotati ed è uno dei pochi sport in cui gli atleti non hanno bisogno di guide ma gareggiano direttamente tra di loro, suddivisi per classi a seconda della disabilità (visiva o intellettiva) e del peso.
Attrezzature – il tatami
Per praticare il judo occorre un tatami (materassina posata al suolo) che attutisce i colpi ed un judogi con cintura
FAQ
A che tipo di atleti è adatto il judo?
Il judo è uno sport particolarmente adatto alle persone non vedenti: l'alto numero di contatti fisici previsti dalla disciplina consente agli atleti di avere un elevato controllo dell’avversario. Come evidenzia Augusto Marinotti, allenatore della nazionale italiana non vedenti, insegna a sentirsi più sicuri nei movimenti, a esplorare, a confrontarsi con la sensazione di vuoto e a cadere bene senza farsi male.
Ci sono differenze dal punto di vista del regolamento rispetto al judo tradizionale?
L'unica differenza consiste in alcune segnalazioni tattili poste sul tatami: aiutano gli atleti nell'orientamento. Anche nel judo per non vedenti, l'unico criterio di suddivisione dei contendenti è il peso.
Il judo è uno sport paralimpico?
Sì, divenne sport paralimpico a Seoul nel 1988.
Perchè il judo è preso ad esempio per i suoi elevati contenuti formativi?
Perchè la pratica del judo educa al confronto leale ed al rispetto dell'avversario, perchè si tratta di una vera filosofia di vita, che esalta la capacità di dominare le circostanze senza opporvisi, arrivando a sconfiggere un avversario cedendo apparentemente al suo assalto per neutralizzarlo con movimenti per lo più circolari e rivolgere quindi contro di lui la sua stessa forza.
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Tiro con l'arco
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TIRO CON L’ARCO
Come la maggioranza di sport per persone con disabilità, il tiro con l'arco cominciò originariamente come attività di riabilitazione e ricreazione. Questa è una disciplina che rafforza e sviluppa parecchi muscoli e richiede coordinazione, senso dell'equilibrio, destrezza e concentrazione, qualità che vengono incrementate con una pratica costante.
Gli atleti disabili seguono le regole FITARCO (Federazione Italiana Tiro con l'Arco): l'obiettivo è colpire con più accuratezza possibile, attraverso delle frecce, un obiettivo dal diametro di 122 cm, posto ad una distanza variabile (ai Giochi Paralimpici la misura massima è di 70 metri); esiste la specialità individuale e quella a squadra.
Il tiro con l'arco è molto diffuso tra i disabili fisici, che "tirano" normalmente nelle società sportive dei normodotati, raggiungendo anche grandi risultati; l'esempio più eclatante è dato da Paola Fantato, atleta in carrozzina che nel 1996 ha partecipato alle Olimpiadi di Atlanta.
Ma da qualche anno sta prendendo piede anche il tiro con l'arco per non vedenti. Il fatto può sembrare incredibile, ma questi atleti riescono benissimo a centrare il bersaglio, con l'aiuto di una guida e di un "mirino tattile" collegato al polso, che emette un certo suono quando l'arco è nella posizione corretta.
Attrezzature - Arco Olimpico e Arco Compound
Nel tiro con l’arco si distinguono, generalmente, due tipi di archi: l’Arco Olimpico e l’Arco Compound. Il primo dà la possibilità all'atleta di attrezzare il proprio arco con alcuni accorgimenti che migliorano la prestazione in termini di stabilità e precisione: ad esempio, vengono montati gli ammortizzatori di vibrazioni, gli stabilizzatori - che imprimono movimenti inerziali ad eventuali contrazioni muscolari anomale - ed il mirino. Per l’arco Compound il regolamento è meno restrittivo e prevede, in aggiunta ai citati componenti, anche l'utilizzo di una lente di ingrandimento per migliorare la mira (oltre ad essere dotati, alle estremità dei flettenti, di una coppia di carrucole che fungono da leve, dimezzando così lo sforzo in fase di mira). L’Arco Olimpico è presente a tutti gli eventi nazionali e internazionali (Campionati Nazionali, Europei, Mondiali e Giochi Olimpici e Paralimpici), mentre l’Arco Compound non è ancora una specialità ufficialmente inserita nelle Paralimpiadi.
La presenza della carrozzina non costituisce una variabile che possa condizionare l’abilità o la precisione personale. La carrozzina deve essere quanto più possibile normale (standard), le sole modifiche permesse sono quelle necessarie per la vita di tutti i giorni dell’utilizzatore.
FAQ
Come è nata questa disciplina?
Come la maggioranza di sport per persone con disabilità, il tiro con l'arco cominciò originariamente come attività di riabilitazione e ricreazione. Questa è una disciplina che rafforza e sviluppa parecchi muscoli e richiede coordinazione, senso dell'equilibrio, destrezza e concentrazione, qualità che vengono incrementate con una pratica costante.
C’è un regolamento particolare?
Gli atleti disabili seguono le regole FITARCO (Federazione Italiana Tiro con l'Arco) e del CIP : l'obiettivo è colpire con più accuratezza possibile, attraverso delle frecce, un obiettivo dal diametro di 122 cm, posto ad una distanza variabile (ai Giochi Paralimpici la misura massima è di 70 metri); esiste la specialità individuale e quella a squadra.
I disabili fisici gareggiano con i normodotati?
Il tiro con l'arco è molto diffuso tra i disabili fisici, che "tirano" normalmente nelle società sportive dei normodotati, raggiungendo anche grandi risultati; l'esempio più eclatante è dato da Paola Fantato, atleta in carrozzina che nel 1996 ha partecipato alle Olimpiadi di Atlanta.
Anche i non vedenti possono praticare questo sport?
Da qualche anno sta prendendo piede anche il tiro con l'arco per non vedenti. Il fatto può sembrare incredibile, ma questi atleti riescono benissimo a centrare il bersaglio, con l'aiuto di una guida e di un "mirino tattile" collegato al polso, che emette un certo suono quando l'arco è nella posizione corretta.
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Nuoto
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NUOTO
Dire che “il nuoto è lo sport più completo” è ormai un luogo comune, ma forse mai come in questo caso, dietro la banalità dell'assunto si nasconde una grande verità, ancora più valida per la persona disabile. Sarà perché in acqua ci si sente più leggeri ed è più facile compiere quei movimenti che normalmente costerebbero tanta fatica, sarà per il senso di libertà che si prova quando ci si trova in mare o tra le corsie di una piscina: fatto è che il nuoto è tra gli sport più praticati dai portatori di handicap. Merito anche della relativa quantità di piscine accessibili e attrezzate (scivoli per accedere alle zone vasca e spogliatoio, sedia elevatore per entrare in acqua), che permettono ormai di seguire corsi di nuoto o semplicemente fare un po' di movimento. Un altro fattore importante è la presenza di istruttori specializzati che, in un rapporto uno a uno, seguono la persona disabile in acqua e, se necessario, anche nelle operazioni di spogliatoio.
Attrezzature
Non si ravvisano particolari esigenze di attrezzature specializzate
FAQ
Perché il portatore di handicap dovrebbe praticare questa disciplina sportiva?
Dire che il nuoto è lo sport più completo è una grande verità e questo è ancora più valido per la persona disabile. Sarà perché in acqua ci si sente più leggeri ed è più facile compiere quei movimenti che normalmente costerebbero tanta fatica, sarà per il senso di libertà che si prova quando ci si trova in mare o tra le corsie di una piscina: fatto è che il nuoto è tra gli sport più praticati dai portatori di handicap.
Sono accessibili le piscine e ci sono istruttori specializzati?
Molte piscine sono accessibili ed attrezzate (scivoli per accedere alle zone vasca e spogliatoio, sedia elevatore per entrare in acqua), e consentono di seguire corsi di nuoto o semplicemente fare un po’ di movimento. In questi impianti, cosa molto importante, è la presenza di istruttori specializzati che seguono la persona disabile in acqua e nelle operazioni di spogliatoio.
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Tiro a segno
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TIRO A SEGNO
La pratica del tiro a segno sportivo, prima dell'avvento delle armi a fuoco, fu esercitata prevalentemente con l'arco e con la balestra, la storia narra che in Italia fin dal VIII secolo a Ravenna si tirava al bersaglio, in Sardegna si ha memoria di esercitazioni di tiro nel IX secolo. La prima gara di tiro con arma a fuoco, chiamata gioco dell'archibugio, ebbe luogo ad Aosta nel 1427 in occasione della trasformazione della società di tiro con l'arco, in società di tiro con l’archibugio, presente all'inaugurazione il principe Amedeo VIII di casa Savoia. Il tiro a segno oggi, è uno degli sport più praticati dai disabili. Può essere esercitato stando seduti e con appositi supporti od ausili. Ormai quasi tutti i poligoni si sono attrezzati ed hanno accessi e linee di tiro predisposte per disabili. Quando s’inizia si prova prima con la carabina ad aria compressa, che è l'attrezzo più "stabile", poi si passa alla carabina a fuoco cal. 22 e in seguito alla pistola, sia ad aria compressa che a fuoco.
Attrezzature
La specialità prevede l'uso di carabina e pistola. L'equipaggiamento deve essere conforme agli standards ISSF del ISCD.
E' prevista anche la sedia di tiro, secondo le esigenze dell'atleta.
Possono praticare tutti il tiro a segno?
Oggi il tiro a segno è uno degli sport più praticati dai disabili. Può essere esercitato stando seduti e con appositi ausili o supporti. Tutti i poligoni di tiro sono attrezzati ed hanno accessi e linee di tiro predisposte per i disabili.
Come si svolge una gara di tiro a segno?
Quando si inizia si prova prima con la carabina ad aria compressa, si passa poi alla carabina a fuoco calibro 22 ed infine con la pistola, sia ad aria compressa che a fuoco.
Prima che questa disciplina fosse regolata dalle norme ora in vigore, come si esercitava la pratica del tiro a segno sportivo?
Si esercitava prevalentemente con l'arco e con la balestra. La prima gara di tiro con arma a fuoco chiamata gioco dell'archibugio, ebbe luogo ad Aosta nel 1427 in occasione della trasformazione della società di tiro con l'arco in società di tiro con l'archibugio.
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Equitazione
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Equitazione
Quando si associa l'equitazione al mondo della disabilità il primo pensiero che viene in mente è l'ippoterapia, utilizzata da qualche decennio con grande successo per alleviare gli effetti di molte forme di handicap.
In effetti l'attività motoria a cavallo, per via della globalità dell'approccio, è rivolta ai più vari tipi di disabilità: paralisi cerebrali infantili, traumi cranici, esiti di encefalite, spine bifide, paralisi ostetriche, lesioni midollari, sindromi psichiatriche e Down.
La stimolazione provocata dall'andatura ritmica del cavallo contribuisce a normalizzare il tono muscolare e a ristabilire le simmetrie alterate da paralisi. La postura assunta dal soggetto a cavallo agisce positivamente sul suo equilibrio, stimolando l'allineamento testa-tronco-bacino.
Inoltre la conduzione del cavallo richiede necessariamente la partecipazione attiva della persona disabile in termini di coordinazione e armonia dei movimenti, migliorandone anche il livello di autostima. Si instaura così un profondo rapporto tra il cavallo e il cavaliere che, soprattutto se disabile mentale, migliora le proprie capacità relazionali, non solo attraverso il movimento terapeutico in senso stretto, ma anche attraverso la cura dell'animale prima e dopo l'attività a cavallo.
Parte integrante dell'ippoterapia è anche, infatti, lo svolgimento di alcune operazioni (ad es. pulizia e alimentazione del cavallo o ingrassaggio dei finimenti), che vengono assegnate a ciascun soggetto in considerazione della specifica disabilità e realizzate, in genere, in collaborazione con dei volontari. Quella equestre rappresenta quindi un'attività in cui l'aspetto motivazionale viene particolarmente esaltato.
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Calcio
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Calcio a 5
Il calcio è senza dubbio lo sport più popolare e seguito nel nostro paese e per quanto riguarda la pratica da parte dai disabili, esso è giocato soprattutto da non vedenti e ipovedenti (è sport paralimpico) e da persone con handicap intellettivo.
In entrambi i casi si parla in realtà di calcio a 5 e le sue regole vengono costantemente modificate, assimilandosi sempre più a quelle della FIGC.
Nella versione per non vedenti in ogni partita si affrontano due squadre composte da quattro atleti ciechi completi ed uno ipovedente (o anche normodotato) come portiere; l'incontro dura 50 minuti con due tempi da 25 e un intervallo di 10 minuti. Si utilizza una palla sonora e, escluso il massimo difensore, gli altri giocatori indossano comunque speciali occhiali oscurati, per azzerare le eventuali residue capacità visive.
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Ciclismo e handbike
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Il ciclismo è uno degli sport più popolari nel nostro paese, adatto a persone di tutte le età. Per quello che riguarda la pratica da parte dei disabili, fino a pochi anni fa esso era una disciplina ad esclusivo appannaggio di atleti non vedenti e ipovedenti, che gareggiano in tandem (biciclette con due selle), in coppia con una guida.
Ma col passare del tempo e grazie inoltre all'evoluzione dei materiali, sono state trovate soluzioni che permettono anche a persone con handicap motorio di praticare lo sport di Coppi e Bartali. Una di queste è l'handbike, una speciale bicicletta a tre ruote (due posteriori e una anteriore), dove l'atleta è seduto in una specie di seggiolino e utilizza le braccia per azionare un manubrio il cui movimento è simile a quello della pedalata.
per saperne di più sulla handbike : www.handbikeitalia.it
A livello paralimpico le discipline del ciclismo sono due: quello su strada, che vede le competizioni svolgersi su vie e strade pubbliche e quello di velocità, che invece ha luogo sulle piste dei velodromi.
Anche se i regolamenti che governano questo sport sono gli stessi di quelli per il ciclismo olimpico, in certi casi sono permessi modifiche alle biciclette, per facilitare atleti con specifiche disabilità.
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Sci
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Sci Alpino
In Italia è solo dagli ultimi dieci anni che lo sci alpino si sta diffondendo come pratica sportiva tra le persone disabili, soprattutto in quelle regioni che già tradizionalmente sono più vicine agli sport della neve, come il Trentino Alto Adige: non è un caso infatti che i più grandi campioni italiani alle Paralimpiadi Invernali abbiano cognomi e culture di origine tedesca.
Con l'assegnazione a Torino dei Giochi Olimpici e Paralimpici del 2006 la speranza di tutti è che queste discipline si diffondano maggiormente in tutto il nostro paese, per essere all'altezza dei principali paesi europei. Anche per le persone disabili la pratica dello sci alpino si divide nelle quattro specialità della discesa libera, del Super-G, dello Slalom Gigante e dello Slalom Speciale.
I regolamenti non presentano modifiche particolari: vengono però rispettati alcuni parametri dettati dalla FIS (Federazione Internazionale Sci), quali il dislivello e il numero di porte collocate lungo il tracciato, identici a quelli prescritti per le categorie femminili degli atleti normodotati. Esistono invece adattamenti specifici a seconda della disabilità dello sciatore.
Non vedenti e ipovedenti (categoria blind), come in molti altri sport, sono accompagnati in pista da guide che, grazie a piccoli megafoni o dispositivi interfono, indicano loro la traiettoria da seguire.
Gli atleti standing invece possono presentare necessità diverse a seconda del tipo di amputazione degli arti inferiori o superiori: è possibile quindi vedere corridori scendere con uno sci o con un bastoncino solo, unicamente con entrambi gli sci o con combinazioni diverse.
Chi infine per motivi diversi non ha l'uso degli arti inferiori rientra nella categoria sitting e utilizza un'attrezzatura particolare chiamata "monosci", caratterizzato da apposita seduta (detta "guscetto") fissata ad un meccanismo ammortizzante e montata su un solo sci per mezzo dell'attacco di sicurezza; due stabilizzatori vengono poi utilizzati per il mantenimento dell'equilibrio.

Sci Nordico
Lo sci nordico è la rappresentazione in chiave moderna del più antico modo di utilizzare gli sci e nasce inevitabilmente nei paesi scandinavi, dove costituiva l'unico modo di spostarsi nelle grandi e perenni distese innevate. è uno degli sport paralimpici invernali e comprende lo Sci di Fondo come disciplina a sé stante ed il Biathlon, che invece è la combinazione di sci di fondo e tiro con la carabina.
Le gare di Sci Nordico fanno parte dei Giochi Paralimpici dal 1976, anno del loro svolgimento a Ornskjoldsvik, in Svezia.
Nelle gare agonistiche gli atleti gareggiano sia individualmente che a squadra, nella tecnica classica o libera, su tracciati che vanno da una distanza minima di 2,5 ad una massima di 20 km.
Come per lo sci alpino, a seconda della disabilità, esistono adattamenti specifici per i portatori di handicap. Gli atleti standing (in piedi) possono avere necessità diverse a seconda del tipo di amputazione degli arti inferiori o superiori: possono quindi sciare con uno sci o con un bastoncino solo, unicamente con entrambi gli sci o con combinazioni diverse. Per la categoria sitting (seduti) è possibile utilizzare uno slittino formato da una "sedia" montata su due sci da fondo. Non sono previste norme precise per il materiale e la forma dello slittino, ma la seduta non deve presentare un'altezza da terra superiore a 30 cm. Infine l'atleta blind (non vedente o ipovedente) gareggia con una guida che, grazie a piccoli megafoni o dispositivi interfono, gli indica la traiettoria da seguire.
Nel biathlon si alternano percorsi di fondo e tiri con la carabina: gli atleti gareggiano senza fucile, che viene lasciato al poligono. L'atleta blind gareggia sempre con la guida e per centrare il bersaglio indossa degli occhiali elettro-acustici, che segnalano la direzione in cui colpire.
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Tennis tavolo
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Tennis tavolo
Il tennis tavolo è uno sport altamente formativo, che sviluppa i riflessi, la concentrazione e la respirazione e, dal punto di vista psicologico, insegna ad inseguire la vittoria e accettare la sconfitta. Storicamente è stato uno dei primi ad essere stati utilizzati dal neurologo inglese Guttman come terapia riabilitativa per i reduci del secondo dopoguerra e ancora oggi è la prima disciplina sportiva impiegata per la riabilitazione. La pratica da parte degli atleti paraplegici, ad esempio, ha effetti positivi sui muscoli dorsali e addominali ed è utile nei primi tempi per prendere confidenza con la carrozzina.
L'attività per i pongisti disabili è suddivisa in classi, a seconda del grado di handicap fisico: dalla 1 alla 5 si gioca in carrozzina (atleti tetraplegici, paraplegici, poliomielitici e amputati che scelgono di giocare seduti), dalla 6 alla 10 in piedi (giocatori con disabilità più lievi), mentre la classe 11 è riservata ai disabili mentali.
Il tennis tavolo rappresenta anche un grande strumento di integrazione, essendo una delle poche discipline che permettono una completa integrazione tra atleti disabili e normodotati: l'esempio più eclatante è rappresentato da Patrizia Saccà, pluricampionessa paralimpica della sua categoria, ma anche istruttore di secondo livello per la FITeT (Federazione Italiana Tennis Tavolo).
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Canoa-kayak
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Canottaggio
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Waterbasket
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Biathlon
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Hokey su ghiaccio
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Hockey su Ghiaccio (Sledge hockey)
E' la versione per atleti disabili del tradizionale Hockey su Ghiaccio ed è senza dubbio una delle discipline paralimpiche più spettacolari: scontri (a volte anche molto duri), continui ribaltamenti di fronte, "cambi volanti" dei giocatori, tiri improvvisi e saettanti, il tutto giocato da atleti vestiti di "bardature" speciali a protezione del corpo.
Il termine hockey, di origini medievali, è di origine incerta: per alcuni deriva dal bretone hoquet, che indica il bastone da pastore, caratterizzato dalla sommità ricurva; per altri invece viene da hook, una parola anglosassone che significa uncino o gancio. Le prime testimonianze di una forma rudimentale di hockey sono alcune stampe olandesi del XVII secolo, nelle quali si vedono signori impettiti, con pattini d'osso allacciati al cuoio delle scarpe, far scivolare un disco sul ghiaccio dei canali congelati.
All'inizio dell'Ottocento, gli indiani Micmac del Canada praticano un gioco simile utilizzando però mazze e dischi di legno. Dal Canada, l'hockey approda presto negli Stati Uniti, dove viene sottoposto a un primo tentativo di regolamentazione.
Le due nazioni nordamericane sono ancora oggi, sia nella versione tradizionale che in quella per disabili, le più appassionate di questo gioco e possiedono le squadre più forti in assoluto.
Il regolamento dello sledge hockey non presenta modifiche particolari: l'unico obiettivo è realizzare più reti dell'avversario; le differenze sostanziali dalla versione per normodotati riguardano unicamente le dotazioni tecniche degli atleti.
L'attrezzo fondamentale è lo slittino (sledge), che è munito di due lame come quelle dei pattini da ghiaccio ed è utilizzato per spostarsi sulla superficie del campo. Ogni giocatore utilizza poi due stecche da gioco, che hanno la doppia funzione di spinta (come i bastoni da sci di fondo) e, girandoli semplicemente dalla parte della "paletta", di controllo e tiro del disco. Le balaustre sono di materiale trasparente in prossimità della panchina e della zona riservata agli squalificati.
Anche il numero di giocatori in campo non cambia, sono infatti cinque quelli di movimento più uno portiere, che si possono sostituire continuamente senza alcuna limitazione al numero di cambi, solo il numero complessivo è ridotto a 15. Più corta anche la durata dei tempi, 3 da 15 minuti.
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Danza sportiva
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L'inizio della pratica della danza in carrozzina affonda radici già nel
1968, in Svezia. Fu Els Britt Larrson, un impegato in carrozzina della
Federazione Disabili Svedese, ad essere pioniere di questo sport.

Nel 1975 sempre in Svezia ebbe luogo la prima competizione cui
parteciparono ben 30 coppie di danzatori. Due anni dopo ci fu la prima
gara internazionale e solo nel 1998 i Mondiali in Giappone: nello stesso
anno avvenne il riconoscimento da parte dell'IPC.
In Italia, il 10 febbraio del 2005 viene fondata la Wheelchair Dance
Sport Firenze, prima Scuola di Danza Sportiva in Carrozzina del
territorio nazionale.
Nata per offrire possibilità di svago e sport a persone con disabilità
motoria ed in carrozzina, ora l'attività si sta aprendo anche a non
vedenti e affetti da sindrome di Down.
Nel 2007 si è svolto in Italia il 1° Campionato Promozionale di
disciplina e per la prima volta una rappresentativa azzurra ha preso
parte agli Europei di Danza in carrozzina a Varsavia.
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Showdown
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SHOWDOWN
 Gli incontri di questa disciplina sportiva riservata ad
atleti non vedenti, si disputano tra due giocatori, su di un campo
rettangolare, costituito da un tavolo con sponde laterali alle cui
estremità vi è una piccola porta ed uno schermo al centro del tavolo. Si
gioca al cospetto di un arbitro, vedente, con racchette, realizzate in
materiale liscio e duro e della lunghezza di cm 38, ed una palla sonora,
del diametro di cm 6. Lo scopo del gioco è quello di mandare la palla
nel campo opposto, facendola passare sotto lo schermo centrale e
tentando di imbucarla nella porta avversaria. Si gioca dal fondo del
tavolo, mai dai lati, ogni goal vale due punti, e si aggiudica la
partita chi, per primo, raggiunge il punteggio di 11 con lo scarto,
rispetto all’avversario, di due punti. Sull’eventuale 16 pari vincerà
chi segna il 17° punto. Il principio di gioco potrebbe essere
paragonato al tennis tavolo, non a caso il termine volgare di questa
disciplina è ping-pong per non vedenti, ove gli scambi bassi prendono il
posto di schiacciate e pallonetti. Si gioca in un’unica categoria di
disabilità ed è obbligatorio durante la competizione indossare
mascherine che oscurino completamente la vista. Questa disciplina,
che non fa ancora parte di quelle inserite nel programma paralimpico, è
governata dall’IBSA - International Blind Sport Federation (http://www.ibsa.es/eng/) Cenni storici Lo
Showdown fu inventato da Joe Lewis, un canadese non vedente, negli anni
’60. Subito divenne un successo e nel 1980 si data la sua
presentazione, come sport ricreativo, ai Giochi per Disabili fisici di
Arnhem (HOL). Questo sport, largamente praticato all’estero, è ancora
relativamente agli inizi per quanto riguarda il nostro Paese. Tuttavia,
già da qualche anno, dopo i primi tornei sperimentali e dimostrativi,
si organizzano Campionati Italiani Assoluti che vedono ogni anno
aumentare il numero di partecipanti. Si gioca lo Showdown in Europa, Asia, Africa, Nord e Sud America. Clicca qui per scaricare il Regolamento Tecnico della disciplina
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Gli sports per la disabilità mentale
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Hokey in carrozzina
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Hockey in carrozzina a motore
Il Wheelchair Hockey, detto anche Hockey in carrozzina a motore, è nato in Olanda circa 20 anni fa, grazie ad un gruppo di giovani affetti da Distrofia muscolare che, seguendo già da tempo alcuni loro amici disabili impegnati in altre discipline, volevano rendersi anche loro protagonisti di uno sport che fosse adatto alle loro particolari esigenze. Già da diversi anni questo tipo di hockey è presente in molti paesi europei ed anche negli Stati Uniti, in Canada ed Oceania. In Italia è arrivato nel 1991, per iniziativa del Gruppo Giovani della UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), a cui non sembrava vero aver trovato uno sport praticabile e già così diffuso all'estero. L'hockey in carrozzina viene praticato in palestra e ogni squadra è composta da cinque giocatori. Consente un gioco di squadra, sia a ragazzi che riescono a colpire la pallina utilizzando la forza del braccio (tramite una mazza in materiale plastico), che a ragazzi che riescono ad impiegare la propria forza unicamente per azionare il comando della carrozzina, sulle cui pedane viene applicato uno strumento (stick) che permette di indirizzare la palla. è una disciplina adattissima ai distrofici anche perché rappresenta una possibilità in più per socializzare. Data la sua diffusione internazionale dà la possibilità di viaggiare, favorendo gli scambi culturali. In Italia il primo campionato si è svolto nel 1996; nel 2003 l'hockey in carrozzina è entrato finalmente nella grande famiglia Cip.
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Arrampicata sportiva
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Trial-o' - Orienteering
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ORIENTEERING

Di corsa a
contatto con la natura attraverso boschi, parchi, laghi o fiumi, questa è
l’essenza dell’orienteering; ci si sposta su un territorio non conosciuto
aiutandosi con una cartina topografica o mappa, una bussola e soprattutto
sfruttando la propria capacità di orientamento per scegliere il percorso più
veloce e vantaggioso per giungere al traguardo.
La corsa e tutti gli sport di orientamento
vengono considerati altamente educativi in quanto riescono a coniugare attività
sportiva in ambiente naturale con una preparazione fisica e mentale di alta
qualità. Le capacità che vengono utilizzate in questo tipo di competizione sono
indubbiamente la velocità di spostamento tra le varie lanterne, la resistenza,
poiché il percorso è quasi sempre impegnativo e di lunga durata e va a
sollecitare l’apparato cardio-respiratorio e la capacità di orientamento
spaziale; inoltre, sono di estrema importanza gli aspetti psicologici ogni
qualvolta sia necessario superare imprevisti e avere la lucidità per prendere
decisioni corrette in pochissimi secondi.
La storia
L’orienteering è un’espressione sportiva che nasce e si sviluppa nei
primi anni del Novecento nei paesi della penisola scandinava e più precisamente
in Svezia intorno al 1919. La prima manifestazione sportiva internazionale
avviene nel 1932 tra Svezia e Norvegia; successivamente si ha la partecipazione
anche della Danimarca, dell’ex Unione Sovietica, della Svizzera, dell’Ungheria,
della Cecoslovacchia. Nel 1959 in Svezia, grazie alla costituzione della
“International Orienteering Federation” si è dato un importante impulso alla
crescita e alla diffusione di questo sport.
Le prime notizie di questo sport in Italia risalgono agli anni ’50; l’orientamento
in Italia è inizialmente seguito da gruppi sportivi militari soprattutto nella
zona della città di Bolzano, per poi dare origine al Comitato Trentino di
Orientamento (C.T.O.). Si mantiene negli ambiti di tipo militare fino a quando
nel 1986 nasce la F.I.S.O. (Federazione Italiana Sport Orientamento) grazie a
Vladimir Pàcl, fondista e orientista cecoslovacco che segue e coordina la
nascita e la fondazione di questa organizzazione. Da qui l’orientamento si
diffonde anche sul territorio italiano dove si organizzano le prime gare
internazionali come quella presso Castelrotto, in provincia di Bolzano, nel
1993. Dal 1996 si è tentato di portare questa disciplina alle Olimpiadi ma ad
oggi non si è arrivati a nessun accordo. Nel 1998 durante la XVIII edizione dei
Giochi Olimpici Invernali a scopo dimostrativo è stato introdotto lo
Sci-Orientamento (Sci-O), una esperienza importante che non ha avuto sviluppo.
Tra le gare di rilevanza internazionale, le più importanti sono oggi
l’Orienteering World Cup, il World Orienteering Championship e il World Game.
La Corsa di
Orientamento (CO)
Una gara di orientamento è di fatto una gara di velocità. I concorrenti partono
distanziati di alcuni minuti l’uno dall’altro e devono raggiungere nel minor
tempo possibile il traguardo dopo essere passati da una serie di punti
prefissati segnalati da un prisma triangolare di colore bianco e arancione che
viene chiamato tecnicamente “lanterna”. Questi punti sono segnati su una
cartina che viene consegnata dagli organizzatori a ogni atleta prima
dell’inizio della gara.
Per dimostrare di essere passati dai punti di controllo assegnati il
concorrente dovrà “punzonare” il proprio cartellino (testimone) con un apposito
attrezzo posto sempre vicino alla lanterna. Da pochi anni nelle manifestazioni
e competizioni più importanti non viene più utilizzata la punzonatrice ma un
sistema moderno ed efficace consistente in un chip, denominato “Sport-Ident” o
“SI-Card”, che si fa registrare ad ogni passaggio di lanterna e i cui dati
vanno scaricati all’arrivo su apposito computer. Dopo aver completato il
percorso e attraversato tutte le lanterne l’atleta si dirige rapidamente al
traguardo dove viene preso il tempo di arrivo Qualora sul cartellino dovessero
mancare delle punzonature significa che una o più lanterne sono state saltate e
la prestazione non viene ritenuta valida. Questa formulazione di gara è la più
classica e dura circa un’ ora.
Esiste anche una formula che prevede la partecipazione a squadre (staffetta) in
cui i concorrenti partono tutti contemporaneamente e compiono un certo
percorso, realizzando le opportune punzonature e vengano successivamente
sostituiti da altri giocatori che proseguiranno la gara sino al suo termine.
Anche in questo caso vince la squadra che complessivamente impiega meno tempo.
Ancora, esistono anche delle formule di “gara a tempo” in cui si stabilisce un
tempo massimo entro cui gli atleti devono attraversare più punti di controllo
possibile
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Sci
orientamento (Sci-O)
Anche lo sci di orientamento ha origine scandinava ma la sua diffusione ha
interessato paesi come la Russia, l’Italia, la Svizzera e L’Austria oltre che
l’Australia, il Canada e la Nuova Zelanda.
L’Italia, grazie alle spiccate doti dell’atleta Nicolò Corradini, nato nella
Val di Fiemme, ha acquisito notevole prestigio in questa disciplina,
aggiudicandosi per ben quattro volte il primo posto ai Campionati Mondiali.
Le tecniche e l’attrezzatura è quella dello sci di fondo; l’atleta, munito di
un leggio rotante e con incorporato una bussola, deve andare a ricercare lungo
le piste battute tra i boschi alcuni punti di controllo segnalati su una mappa
e riconoscibili grazie alle lanterne bianco- arancioni. Si tratta anche qui di
una gara a tempo in cui ci si muove su un territorio difficile e vario e in cui
l’aspetto mentale gioca un ruolo determinante.
Mountain
bike orientamento (Mtb-O)
In questa specialità bisogna essere molto bravi a gestire il mezzo con abilità
e padronanza poiché durante il tragitto bisognerà anche controllare la propria
cartina topografica e leggere attentamente la bussola nel minor tempo
possibile. Si svolge secondo le modalità descritte negli altri sport ma si
suddivide in categorie diverse per età e capacità atletica. È obbligatorio percorrere
solamente le strade segnate sulla mappa, senza fare percorsi alternativi più
brevi, pena la squalifica. Si pratica, ovviamente, nei paesi Scandinavi,
nell’Europa centrale, in Francia e nella Repubblica Ceca. Dal 1996 tale
attività è regolamentata a livello internazionale dalla Federazione
Internazionale (I.O.F.).
Orienteering
di precisione (Trail-O)
È una disciplina che consente a tutte le persone, comprese quelle con diversa
abilità fisica, di poter svolgere una gara di orientamento alla pari con gli
altri concorrenti. Vengono accettate carrozzine di tipo manuale o elettriche,
hand-bikes e altri supporti. A differenza delle altre competizioni qui la
velocità non è un elemento determinante ma ogni atleta di Trail-O deve saper
identificare i punti individuati sul terreno dalla cartina e non confonderli
con quelli fasulli posti nelle vicinanze di essi; una volta riconosciuta si
registra la risposta su un cartellino-testimone. Esistono due tipi di
categorie:
- Open: che comprende le persone normodotate e disabili
- Paraolimpica: riservata ai concorrenti con disabilità fisica.
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